In Sicilia, negli ultimi quindici anni, abbiamo assistito ad una drammatica crisi economica e sociale: l’aumento generalizzato della povertà; tassi di disoccupazione preoccupanti; desertificazione industriale e produttiva; abbassamento generalizzato delle tutele del welfare; scarsa attenzione alle difficili condizione dei servizi sanitari, scolastici e della formazione professionale; diminuzione delle tutele per i lavoratori precari in attesa di un piano di stabilizzazione.
Tale condizione generalizzata ha avuto effetti devastanti sul terreno della democrazia, della partecipazione e della rappresentanza. Cresce la sfiducia nella politica e nelle istituzioni: l’affluenza al voto nelle ultime elezioni regionali è stata un primo campanello d’allarme che si è confermato nella sua drammaticità alle successive elezioni amministrative.
La recente analisi dell’istituto Demopolis dà un quadro inquietante della situazione siciliana in cui una stragrande maggioranza dei cittadini siciliani ritiene che la politica non sappia dare risposte alle esigenze diffuse, dichiarando la scelta di disertare le urne.
Tutto ciò testimonia, ancora una volta, l’assenza di una proposta politica capace di suscitare un nuovo protagonismo diffuso in grado di competere, con l’ambizione di essere egemoni, sul terreno delicato del governo della Regione.

Il Governo regionale di Rosario Crocetta ha mostrato incapacità e inadeguatezza davanti alla sfida, mostrando scarsa capacità di connessione con le esigenze primarie del popolo siciliano, instabilità nelle scelte politiche e una evidente permeabilità davanti alle smanie spasmodiche di mettere le mani sui beni comuni e sul patrimonio pubblico.
In Sicilia, malgrado i proclami dei professionisti dell’antimafia, il sistema di potere affaristico clientelare ha esercitato il suo dominio in una imbarazzante continuità tra i governi presieduti da Cuffaro, Lombardo e Crocetta.
Il Partito democratico, attraverso le sue infinite correnti, negli ultimi anni sostituendosi alla destra, è stato il garante del patto scellerato che ha consentito a Confindustria siciliana  di svolgere un ruolo preponderante nel governo della regione.
Una grave responsabilità da parte del Partito democratico che oggi non ha alcun elemento di credibilità per rivendicare la discontinuità con il governo Crocetta, tenuto in vita fino alla fine anche con la presenza in giunta di autorevoli dirigenti del PD.
Il giudizio della Corte dei conti sul bilancio della Regione è la pietra tombale sul governo e il simbolo del fallimento della presunta rivoluzione di Crocetta, un fallimento annunciato e realizzato che ha ridato slancio alla destra che sta lavorando ad una nuova unità e al Movimento Cinque Stelle che, ad oggi, rischia di apparire la più credibile alternativa al disastro della Regione.
La rottura con questo sistema di potere è necessaria nelle donne e negli uomini che hanno governato la Regione e nelle cose da fare: acqua pubblica, fine dei monopoli nella gestione dei rifiuti, piani di riassetto idrogeologico, percorso di valorizzazione dei lavoratori forestali e della formazione professionale, tutela dell’ambiente attraverso un nuovo piano energetico che investa sulle rinnovabili, piano regionale dei trasporti che valorizzi la mobilità collettiva, una riconversione ecologica della mission della pubblica amministrazione.
Il “modello Palermo”, così come lo definisce Orlando, non è riproducibile su scala regionale poiché mancano i presupposti che hanno portato all’alleanza: la continuità programmatica con un governo in cui la sinistra ha svolto un ruolo politico importante; un programma di contro-tendenza rispetto alle politiche liberiste praticate dagli enti locali in giro per l’Italia; un candidato autorevole che si è fatto garante del processo.

In questo quadro la Sinistra non ha ancora dispiegato tutte le sue potenzialità per costruire un suo spazio autonomo di iniziativa: infatti, ad oggi, si presenta frammentata e rinchiusa dentro recinti identitari, senza alcuna capacità di avanzare un’offensiva politica e culturale in grado di farsi riconoscere come una credibile alternativa dal popolo siciliano. A pochi mesi dal voto per il rinnovo del governo e dell’Assemblea Regionale siciliana le proposte in campo per la riaggregazione della Sinistra sono purtroppo ancora deboli e poco visibili e sembrano limitare il dibattito al nome di una/un eventuale candidata/o alla Presidenza delle Regione e alle alleanze.
Sentiamo come nostra la responsabilità di questo ritardo e riteniamo necessario metterci a disposizione, con umiltà e spirito di servizio, per costruire uno spazio politico in grado di far dialogare le culture critiche, costruire una piattaforma programmatica unitaria, predisporre un’unica lista della sinistra alle elezioni regionali.

Il metodo attuato per la costruzione di “Sinistra comune” nella città di Palermo può essere un terreno di confronto tra le forze politiche e sociali della Sicilia.
Questa esperienza, infatti, attraverso un esercizio costante di democrazia reale, ha aggregato in un’unica comunità politica l’entusiasmo, le storie, le competenze, l’energia di centinaia di compagne e compagni provenienti da percorsi diversi.
Insieme abbiamo scritto insieme il programma, formato le liste, costruito la campagna elettorale suscitando interesse, curiosità e simpatia nel corpo elettorale che ha premiato la lista con un consenso al di sopra delle aspettative alle recenti elezioni al Comune di Palermo.
Esistono, in Sicilia, partiti politici, movimenti, associazioni, importanti esperienze politiche e sociali, attive nei territori e organizzate su scala regionale, che possono costruire un processo di coinvolgimento dal basso in grado di produrre un’eccedenza rispetto alla singola sommatoria delle sigle. Noi vogliamo dare il nostro contributo per essere parte di questo processo.
L’obiettivo è la costruzione di una lista per le prossime elezioni regionali che riesca a produrre una moltiplicazione delle pratiche di lotta territoriale attraverso una campagna di ascolto delle esigenze e dei bisogni dei siciliani, il metodo della partecipazione (una testa, un voto), nella condivisione della visione strategica.
Da un processo condiviso, democratico e partecipato che porterà alla nascita della lista emergerà anche il nome di una candidata o di un candidato alla Presidenza della Regione.
“Sinistra comune” è un’esperienza che è cresciuta perché è riuscita ad introdurre un metodo che ha rotto la cristallizzazione correntizia e ha valorizzato dentro uno spazio comune le singole parzialità.
Ci mettiamo a disposizione per essere parte di questo ambizioso processo. Siamo consapevoli della difficoltà connessa anche alla parzialità della nostra visione, tuttavia riteniamo fondamentale che le decisioni di questo processo non siano calate dall’alto e che si formino dentro la partecipazione collettiva dei territori i quali devono svolgere un ruolo decisivo nelle scelte politiche, nella redazione dei programmi e nella composizione delle liste provinciali.

L’assemblea di Sinistra Comune

foto della NASA
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