Caterina Orlando

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Parole chiave: scuola, inclusione, diritti civili.

Mi chiamo Caterina Orlando, più conosciuta come Katia, e sono nata e cresciuta a Palermo. Conclusi gli studi universitari, ho proseguito la mia formazione conseguendo il titolo di dottoressa di ricerca in Storia Medievale. Da oltre 15 anni sono insegnante nella scuola primaria pubblica, nella cui difesa si sono incentrate le mie energie partecipando attivamente alle azioni di protesta e lotta contro la L. 107/15, conosciuta come “Buona scuola”, e precedentemente contro gli atti normativi della cosiddetta “Riforma Gelmini”, durante il cui iter legislativo, insieme alle colleghe e ai colleghi della scuola dove opero, ho dato vita ad un movimento di mobilitazione che ha coinvolto altre istituzioni scolastiche della città. La mia gavetta di insegnante l’ho fatta in una scuola di periferia di Palermo dove il contrasto alla dispersione scolastica e alla cultura mafiosa erano gli obiettivi formativi ed educativi prioritari. Da un decennio insegno in un istituto che ha fatto del principio di inclusione dei bambini stranieri, tra cui gli appartenenti alla comunità Rom, e diversamente abili, una linea didattico-educativa divenuta un tratto distintivo significativo.

Sono sempre stata politicamente coinvolta e schierata, come cittadina e insegnante, facendo scelte di vita precise e prendendo posizione su temi che mi stanno molto a cuore, come il diritto all’istruzione libera, laica, pluralista e accessibile a tutte e tutti; il diritto ad essere parte integrante della comunità di appartenenza, senza distinzione di genere, nazionalità, credo religioso, orientamento sessuale; il diritto della sicurezza di un lavoro sufficiente per vivere secondo standard adeguati e dignitosi; il diritto all’accesso alle cure e all’assistenza sanitaria; il riconoscimento e rispetto dei diritti umani e civili, così come sancito dalla Carta Costituzionale italiana, dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani e dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. I miei valori e i miei ideali appartengono ad una precisa cultura politica: la Sinistra.

Ho sempre creduto nell’importanza della partecipazione attiva dei cittadini, che, con l’impegno personale e l’associazionismo, possono concorrere realmente alla formazione di una comunità coesa e solidale, che agisce per il bene comune e nel rispetto di ciascuno.

In tal senso è stata determinante la mia esperienza scoutistica che ha inciso profondamente sulla mia formazione attraverso la pratica reale e concreta dell’inclusione, della partecipazione, del servizio per la comunità, del volontariato, del dialogo come strumento di crescita e conoscenza. Un’esperienza che ha rinsaldato principi e valori che facevano parte del mio “patrimonio genetico”.

Oggi molti dei miei interessi si concentrano sulla Scuola, che io intendo “bene comune”, facendomi decidere di intraprendere l’esperienza della candidatura al consiglio comunale. Ritengo, infatti, che un’amministrazione comunale con un chiaro progetto politico-educativo riguardante la Scuola concorra alla realizzazione di una comunità democratica e inclusiva. Il primo passo per abbattere le disuguaglienze socio-culturali ed economiche e offrire eguali opportunità di formazione è infatti la scuola, non solo luogo dell’istruzione, ma anche dell’educazione e della formazione.

Credo nell’importanza di una piena realizzazione di percorsi che proiettino Palermo verso la dimensione di una “comunità educativa” matura, a partire dall’implementamento dell’offerta dei servizi per l’infanzia, specificatamente la diffusione capillare degli asili nido, la cui frequenza ritengo essere un diritto fondamentale dei bambini dai 0 ai 3 anni, periodo nel quale sviluppano le funzioni base del linguaggio, del pensiero e del movimento. Ritengo poi che l’amministrazione comunale debba pensare ai servizi per l’infanzia in continuità educativa con la famiglia, il territorio e le diverse istituzioni scolastiche, debba cioè guidare un percorso di partecipazione integrata di più soggetti per la crescita e il benessere delle bambine e dei bambini che valorizzi i principi di inclusione, pluralità, dialogo, appartenenza alla comunità e partecipazione responsabile.

Per ciò che attiene la scuola del primo ciclo ritengo importante incrementare il tempo pieno e il tempo prolungato, sia come strategia contro l’abbandono scolastico che come supporto alle famiglie, ma anche come strumento per la realizzazione di un curricolo completo che, oltre all’acquisizione delle competenze e conoscenze, guarda allo sviluppo globale della personalità dell’alunna e dell’alunno attraverso attività laboratoriali dove differenti linguaggi (musicali, corporei, artistici…) permettono ai ragazzi di partecipare attivamente al proprio processo di crescita, educandoli all’ascolto e al dialogo, alla critica, all’autoanalisi e al rispetto delle regole.

La scuola è per definizione il luogo dove la diversità – “bene comune” anch’essa – è una ricchezza. A tal proposito prendo in prestito le parole di Mario Lodi: “… se noi offriamo ai bambini una scuola capace di trasformare le diversità in valori positivi, può avvenire il cambiamento della società al suo interno. Soltanto così i bambini d’oggi, che la società ha formato a sua immagine secondo le regole attuali fondate sul consumismo e la competizione, possono diventare cittadini responsabili, motivati, educati”. Solo così sarà possibile parlare di bambine e bambini italiani e stranieri, abili e diversamente abili, BES o DSA, come bambine e bambini che hanno diritti e doveri eguali seppur ognuno con le proprie specificità e risorse, ciascuno portatore sano di ricchezza. E molto si può fare per portare a compimento tale cambiamento della società, come la realizzazione di:

  • parchi giochi attrezzati, inclusivi e con percorsi multisensoriali perché il gioco è un diritto inalienabile di ogni bambina/o, è luogo di crescita, esperienze e relazioni;
  • percorsi museali accessibili a tutti, pensati cioè per i giovani visitatori non vedenti, con tabelle in Braille e la possibilità di esperienze tattili, e a quelli non autosufficienti con la rimozione delle barriere architettoniche;
  • pratiche sportive volte a promuovere l’educazione alla cittadinanza attraverso il rispetto e la condivisione delle regole, l’assunzione di responsabilità, la cooperazione , la partecipazione;
  • percorsi educativi intergenerazionali che mettano in relazione bambini e anziani per nuove forme didattico-educative di crescita, per i primi, e di attività inclusive e socialmente utili, per i secondi;
  • parchi e spazi verdi per attività volte allo sviluppo di una sensibilità ecologica e a un rapporto armonico tra bambino e ambiente.

Penso cioè alla necessità di aprire i beni culturali, gli impianti sportivi e il verde pubblico al ricco e variegato mondo della Scuola, per la realizzazione di un atto educativo pieno e completo per la formazione dei futuri cittadini.

Partire dai bambini per arrivare agli adulti, questa è la mia idea di rivoluzione!

email: caterinando@gmail.com

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