Fausto Melluso

Fausto Melluso

Ho ventinove anni, sono nato e ho sempre vissuto a Palermo.
Sono il delegato alle migrazioni di Arci Palermo e lavoro per alcune ONG che si occupano di migranti.
Ho cominciato a fare politica molto presto, a sedici anni, al liceo Umberto I come Presidente della Consulta degli Studenti e, sul territorio, muovendo i primi passi accanto a Rita Borsellino e al suo movimento Un’altra Storia.
All’Università ho rappresentato gli studenti in Senato Accademico nel periodo della riforma Gelmini e dell’Onda, tentando di portare all’interno delle istituzioni la forza e la voce del movimento che si sviluppava nelle piazze.
Da qualche anno vivo a Ballarò, dove sono tra i fondatori del circolo Arci Porco Rosso, in Piazza Casa Professa, un luogo di cultura e confronto che prova a essere anche uno spazio di interazione aperto alle diverse categorie che vivono il quartiere.
Mentre facevo tutto questo, ho giocato a basket per anni nel ruolo di guardia destra, ho letto, ho scritto, ho seguito e supportato tanti progetti di carattere sociale e culturale.

Mi candido alle elezioni comunali, con Sinistra Comune a sostegno di Leoluca Orlando.
Lo faccio per le stesse ragioni per cui alcune persone che stimo mi suggeriscono di evitare.

Non intendo modificare di un millimetro il mio agire politico: un agire quotidiano, basato in primo luogo su una modalità di relazione che prova a non dividere il mondo in buoni e cattivi; che prova a mettere tutti nella condizione di far parte della comunità, e trova in questa pratica una dimensione che è perfino più importante delle decisioni stesse. Cos’è la sinistra se non la necessità di non sentirsi superiore al proprio “altro”, di condividere le gioie e le sofferenze con chi ci è diverso?

Con lo stesso spirito con cui in questi ultimi anni ho provato ad animare una piccola comunità, penso sia giusto riconoscere il campo da gioco anche nel momento elettorale, rivendicando le differenze e il mio percorso.
Sinistra Comune è un tentativo di far uscire la sinistra palermitana da quella tribalità che l’ha spesso condannata all’inconsistenza, alle lotte intestine, alla mancanza di tempo e voglia di tradurre in concreto le proprie parole. Un percorso che ancora deve allargarsi le spalle e dimostrarsi credibile a chi, pur appartenendo a questo spazio, ha deciso di starne al di fuori.

Mi candido per Orlando sindaco, senza però pensare di diventarne un ottuso tifoso. Se anche lui, come dice, trova la città impreparata a offrire una nuova classe dirigente, allora sarò più utile se analizzerò i fatti senza i filtri della propaganda. In queste settimane proverò a rendere la campagna elettorale un’occasione di ragionamento comune sulla città, a partire dalla mia esperienza, da Ballarò all’Arci, con particolare riguardo alle questioni relative all’accoglienza dei migranti e passando per il mio non lontano passato nel movimento studentesco.

Penso e spero che il consenso che avrò sarà dovuto a come ho vissuto questi anni, molto più che al modo in cui mi presenterò nei prossimi due mesi. Per questo mi interesserà ripescare alcune cose che ho detto/fatto/scritto in passato, perché per uscire da un mascariamento tipico dell’offerta politica alle nostre latitudini basterebbe considerare che le promesse e i piani per il futuro sono eventualità incerte, mentre il nostro passato è là a spiegare chi siamo.

Hasta siempre.

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